IL BAMBINO NELLA PIOGGIA

16/03/2012 at 17:51 1 commento

Il disegno della figura umana è stato spesso studiato in ambito analitico in quanto si ritiene che esso sia una proiezione di un aspetto della personalità del bambino, in particolare quello riguardante l’autoimmagine personale, immediata e sociale che il bambino ha di sé stesso. I primi studi di questo tipo furono effettuati da Goodenough nel 1926, che mise a punto un test il cui focus però era essenzialmente su aspetti di tipo cognitivo. Fu Karen Machover, nel 1949, a porre le basi per una valutazione psicodinamica del disegno della figura umana, che divenne un test proiettivo della personalità.

Una variante interessante del test del disegno della figura umana è il test della “persona sotto la pioggia”. Tale test non sembra avere una paternità accertata ed è descritto nel libro di Guido Crocetti “Il bambino nella pioggia. Il significato del disegno infantile” (1986). Il fine è quello di rilevare e analizzare le difese che il bambino possiede e mette in atto nei confronti nell’ambiente, fisico e psicologico, cui appartiene. Si ritiene, infatti, che una persona sotto la pioggia è posta sotto evidente stress ambientale. Dunque, invitando il bambino a disegnare una figura umana sotto la pioggia, è possibile evidenziare quali sono le modifiche che intervengono a livello dell’immagine psicofisica nel momento in cui egli è posto in una condizione ambientale negativa. In altre parole, si tratta di rilevare i meccanismi di difesa del bambino, di valutare la loro presenza e consistenza.

Il fine terapeutico, come afferma Anna Freud in “L’Io e i meccanismi di difesa” (1967) sta nel fatto che “essere a conoscenza di come un dato paziente si difende… ossia della natura delle abituali resistenze del suo Io, ci mette in grado di prevenire il suo atteggiamento nei riguardi dei suoi “affetti” non accettabili”.

Le difese abituali nei confronti della pioggia sono essenzialmente due: l’ombrello, la difesa classica, e l’impermeabile, difesa minore, ma ugualmente efficace. Il bambino può raffigurare sé stesso sotto la pioggia e le difese sopracitate con una vasta gamma di variazioni.

In un primo caso, l’ombrello può essere disegnato fino a coprire il volto della persona: ciò significa che il bambino reagisce agli stressors ambientali con l’isolamento e la fuga. Può accadere anche che l’ombrello, nonostante sia molto abbassato, sia trasparente, così che il volto della persona è visibile, come illustrato nella figura riportata. In questo caso si può affermare che, nonostante l’isolamento, c’è una possibilità di “riapertura” verso l’ambiente.

Un altro caso significativo è quello in cui il bambino disegna una pioggia incessante ed una figura umana dotata di un ombrello molto piccolo. Anche qui si riscontra un atteggiamento negativo verso l’ambiente, che e ritenuto stressante oltre il limite delle difese disponibili. Il bambino quindi lo vive in maniera inadeguata e con modalità tendenti alla depressione.

In una diversa situazione, è possibile che la figura umana venga disegnata senza l’ombrello, con o senza impermeabile, nonostante la pioggia fitta. E’ il caso di bambini che si sentono schiacciati dall’ambiente, contro il quale non hanno alcuna difesa valida da opporre. Può avvenire anche che il bambino disegni una persona che, pur avendo l’ombrello, non lo usa. Si può ipotizzare che il soggetto percepisca in sé difese adeguate, ma non sa metterle in atto.

Un ulteriore risultato abbastanza negativo è dato dal disegno di una figura che si intravede appena attraverso la pioggia: ciò è sintomo che il soggetto, posto in una situazione estremamente stressante, percepisce il rischio di depersonalizzarsi e dissociarsi.

Un caso positivo si riscontra quando, al contrario, nonostante la pioggia abbondante, l’ombrello copre sufficientemente la persona: malgrado l’ambiente fornisca stimoli stressanti, le difese ci sono ed il bambino è in grado di adattarsi senza grossi traumi.

Può accadere che la figura sotto la pioggia sia raffigurata con un ombrello rotto, segno che le difese si sono rotte e il soggetto si trova in balia di forze ambientali negative che possono travolgerlo.

Un ultimo caso da segnalare è quello in cui il bambino, descrivendo il suo disegno, afferma che “la persona si è bagnata intenzionalmente”. In questo caso si può supporre un tentativo di negare la condizione stressante.

Ecco quindi che il terapeuta, attraverso questo “innocente test”, può iniziare a sondare alcuni aspetti della personalità del bambino. E’ un compito in cui il soggetto che disegna, naturalmente, non è in grado di percepire quanto effettivamente sta dicendo di sé stesso. Tali informazioni possono essere raccolte solo dall’analista, e costituiscono un materiale molto prezioso per poter delineare alcuni aspetti della personalità del paziente, determinanti nel tracciare la traiettoria del percorso terapeutico.

Stefano D’Alessio

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MA I SOGNI AIUTANO A VIVERE MEGLIO? LA DIPENDENZA AFFETTIVA NELLE DINAMICHE FAMILIARI: UN FATTORE TRANSGENERAZIONALE

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  • 1. budwod  |  29/06/2013 alle 10:49

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