LA STORIA DELLA PET-THERAPY: DALLE LEGGENDE ALLE LEGGI

01/03/2012 at 16:54 Lascia un commento

 

Esistono innumerevoli leggende riguardo agli effetti benefici della relazione uomo animale. Nell’antico Egitto, ad esempio, il cane era sacro al dio Anubis, protettore della medicina. Le divinità dei Sumeri Caldei e Greci, inoltre, erano affiancate nella cura di malattie dai propri animali da compagnia.

Una leggenda greca menzionata da Omero narra che Asclépio, dio greco della medicina, figlio d’Apollo e d’Arsinoe, esercitava il proprio potere attraverso cani e serpenti, animali a lui sacri. Si raccontava, infatti, che alcune persone che avevano perso la vista ad entrambi gli occhi si recavano dal dio della medicina e chiedevano di essere leccati dai cani per via del potere guaritore della loro lingua.

Il proverbio francese “La lingua del cane serve alla medicina” (Langue de chien, serte de medicine) molto probabilmente deriva da questa leggenda.
Presso il popolo persiano erano diffuse delle credenze circa i poteri dei cani. Gli Zoroastriani ritenevano che esistesse un legame tra i cani e la morte, per questo l’anima dei defunti s’incarnava nel corpo dei canidi. 

La storia cristiana di San Rocco narra di un cane (che la tradizione vuole si chiamasse Reste) appartenuto all’aristocratico Gottardo Pallastrelli. Il nobile vedeva ogni giorno il suo cane prendere un pane dalla tavola e scappar via. Il padrone, incuriosito, lo seguì scoprendo così il rifugio di Rocco al quale, malato e sofferente, il cane portò il pane. Il nobiluomo prese Rocco con se’ e lo curò, rinunciò ai suoi beni prestando servizio ai malati. Da allora il santo è raffigurato con un cane vicino. 

Nel diciannovesimo secolo a Gheel, in Belgio, fu attuato il primo tentativo terapeutico per curare dei disabili grazie agli animali, ma i primi dati scientifici realmente accertati circa il coinvolgimento degli animali a scopo terapeutico a lungo termine risalgono però al 1792, in Inghilterra presso il York Retreat Hospital. 

Il noto psicologo infantile William Tuke curava i suoi piccoli pazienti coinvolgendo nella relazione terapeutica animali di piccola taglia come conigli e galline. Tuke partiva dalla premessa che le persone mentalmente malate e disturbate potevano ritornare in possesso delle loro ordinarie facoltà se erano stimolati e incoraggiati verso attività alternative che permettessero di recuperare quell’autocontrollo che era stato perso, attraverso le tecniche di giardinaggio e di cura degli animali, fonte di stabilità e d’equilibrio (Butstad, 1979).

Nel 1859 l’infermiera Florence Nightngate introdussero animali di piccola taglia per dare un po’ di svago ai malati cronici e notò che accudire gli animali  portava  ad  avere  anche  un  po’  più  di  cura verso se stessi.
Nel 1867, in Germania, fu fondato il Betel Hospital. 

In quest’istituto gli animali furono coinvolti come parte integrante nel trattamento di recupero per malati epilettici. Fu addirittura costruita la prima fattoria interna al centro che ospitava cani, gatti, cavalli e animali da allevamento. Sfortunatamente la letteratura non ha alcun’osservazione monitorata e registrata circa quest’ospedale.

Nel 1875 un medico francese, Chessigne, utilizzò l’equitazione con pazienti che avevano problemi neurologici sostenendo che era molto utile per l’equilibrio e il controllo pasturale. (Fossati, 2003:12).
Nel 1919 in Francia, pazienti in stato di shock, insani, fisicamente provati e mentalmente turbati in seguito alla prima guerra mondiale, ritrovavano un clima di serenità e d’affetto giocando con dei cani. 

Su questa scia negli Stati Uniti il Dr. White introdusse il coinvolgimento cani da affiancare alle normali terapie in pazienti che avevano riportavano disagi gravi, forme di depressione e schizofrenia, in seguito al primo conflitto mondiale. 
Nel 1942 la Croce Rossa Americana presso, il Army Air Corps Convalescent Hospital di New York, realizza il primo tentativo di recupero di militari gravemente feriti e con gravi turbe emotive riportate dal secondo conflitto mondiale con maiali, cavalli, pollame. 

I pazienti furono incoraggiati a lavorare con maiali, cavalli, pollame e bestiame in genere. (Inoltre vennero coinvolti anche animali meno ingombranti come rane, serpenti e tartarughe) (Netting,Wilson & New, 1987).
Nel 1953 Boris Levinson, neuropsichiatra infantile, in un periodo di crisi profonda sulla sua professione e sull’utilità di ogni procedura terapeutica scoprì per caso l’azione positiva che può avere un cane su un bambino con comportamenti autistici. 

Notò che quando lo riceveva nel suo studio, questo bambino si dirigeva facilmente verso il suo cane, dimostrandosi più spontaneo e più disponibile ad interagire con lui. Ne dedusse che l’animale fosse un mediatore utile a ristabilire i contatti sociali e lo coinvolse in maniera sistematica nella relazione psicoterapeutica con i suoi piccoli pazienti ottenendo risultati soddisfacenti. 

Inizieranno  da  qui  le  prime ricerche  sugli  effetti degli  animali da  compagnia  in  campo  psichiatrico. Levinson scrisse il libro “The Dog As Co-Therapist”  in  cui enunciò le prime teorie verificabili; nel libro inoltre utilizzò  per  la  prima  volta la dicitura  Pet Therapy.

Nel 1966 la terapia si estese anche alla Norvegia, dove i coniugi Stordahl fondarono un centro di recupero per non vedenti. Grazie al contributo di fisioterapisti e di volontari, il centro ospitò cani e cavalli che furono coinvolti come elemento fondamentale del regime terapeutico. Dopo un periodo di cura, i pazienti erano in grado di sciare e di andare a cavallo. Questo centro in Norvegia è attivo tuttora.

Nel 1970, negli Stati Uniti, un ospedale psichiatrico nel Michigan  (USA)  adotta il primo cane, di nome Skeezer, come aiuto per i bambini ricoverati, ottenendo risultati veramente incoraggianti.
Nel  1973  Condoret,  un  veterinario  francese,  applicò  la  terapia  con  gli  animali  a  bambini con gravi difficoltà di linguaggio e comunicazione.

Nel 1975, i coniugi Samuele ed Elisabeth Corson, due psichiatri americani, adottano le teorie elaborate da Levinson per curare adulti con disturbi mentali elaborando la “pet facilited therapy”. Iniziano anche i primi programmi di Pet Therapy nelle carceri e nei manicomi criminali. Sempre nello stesso anno Mugford e M’Comisky applicarono la Pet Therapy sugli anziani. 

Essi riconobbero che l’animale aveva un effetto catalitico sul paziente che gli permetteva di instaurare una relazione dapprima uomo-animale ed in seguito anche con altre persone dell’ambiente.
Nel 1977, Erika Friedmann, fece studi su persone con problemi cardiaci e scoprì che c’era una correlazione positiva  tra  la  sopravvivenza  di  una  persona  che  aveva avuto  problemi  di  questo  tipo  e  il  possesso  di  un  animale.  

Chi soffriva ad esempio d’ipertensione e aveva avuto infarti, ma possedeva un animale da compagnia, sopravviveva di più di chi a pari condizioni non aveva un “pet”, ossia un animale da affezione.  (Del Negro, 1998:13).
Nel 1981 a Washington, fu fondata la Delta Society associazione che si prefigge di studiare l’interazione uomo-animale e organizzare selezioni di cani e formazione d’operatori del settore.

Nel 1983, nasce l’Istituto Canadese di Zooterapia che vuole studiare e diffondere la terapia per mezzo degli animali.
Nel 1987 la Pet Therapy arriva in Italia tramite un Convegno Interdisciplinare,tenuto dalla SCIVAC con titolo “II ruolo degli animali da compagnia nella società odierna” a cui partecipano esperti di fama internazionale, sul rapporto uomo-animali. A questo seguirà, nel 1991, un convegno internazionale dedicato al tema “Antropologia di una passione”.

Nello stesso periodo il Veterinario Roberto Marchesini crea una nuova disciplina, la zooantropologia, che ha come obiettivo di ricerca lo studio del rapporto uomo-animale negli eventi interattivi e relazionali e la valutazione dei contributi apportati all’uomo da questa relazione. Fondamento della ricerca zooantropologica è il ritenere che non sia possibile comprendere l’uomo nelle sue caratteristiche ontogenetiche e culturali prescindendo dal contributo offerto dall’animale.

Nel 1990 l’Università di Tel Aviv avvia un progetto per lo studio della Pet Therapy.
Nel 1992, alcuni studiosi australiani dimostrano che i proprietari d’animali da compagnia hanno una minore pressione del sangue e livelli di trigliceridi e colesterolo assai inferiori rispetto a chi non possiede animali.
Nel 1995  l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” partecipa  al  convegno  di  Ginevra  sulle  interazioni  tra  uomo  ed  animale. 

Nel 1996 organizza il seminario “La Pet Therapy: gli animali e la salute dell’uomo” tenuto da Tennis Turner, uno dei maggiori esperti nel campo in Europa.
Nel 1996 viene anche inserito un programma di terapia con gli animali presso la Fondazione Robert Hollman (Verbania), un centro d’intervento precoce per bambini con deficit visivo.

Nello stesso anno a Padova fu creato  il progetto “La  fattoria  in ospedale”: nelle corsie degli  ospedali  vengono  portati  alcuni  animali  per  rallegrare  l’ambiente.  (Del  Negro, 1998:14)
Nel 2001 il Dipartimento di Geriatria dell’Università di Saint Luois, degli Stati Uniti, conferma la piena validità della Pet Therapy per molte patologie degli anziani.

In Italia oramai il coinvolgimento d’animali come coadiuvante delle normali terapie si sta consolidando. Da un punto di vista legislativo il testo unificato della commissione affari esteri del 2001 pone l’inizio delle discussioni. Il testo pone la basi perché vengano venga fatta una attività rigorosamente scientifica e previsti requisiti di professionalità in tutte le figure coinvolte.

Anche le strutture che ospiteranno queste attività dovranno avere specifiche caratteristiche. Inoltre pone le basi per un adeguata salvaguardia degli animali: vengono per la prima volta vietati gli animali selvatici, esotici e cuccioli.
Spetta poi alle regioni definire delle leggi adeguate. Nell’ambito delle competenze regionali si stabilirà se queste attività potranno rientrare nei Livelli Essenziali d’Assistenza (ed essere quindi pagate dalla struttura pubblica) o se saranno fatte a  macchia di leopardo in conformità a specifici progetti”.

Il Veneto ha dimostrato la sua avanguardia in quest’ambito, approvando la legge n. 3 del 3 gennaio 2005 che prevede la formazione degli operatori coinvolti nelle attività e predispone un progetto pilota per l’attivazione di un Centro di Studi e ricerca in materia di Pet Therapy. Questa struttura, nella quale opererà un’equipe multidisciplinare, si occuperà dell’accoglienza di bambini in situazione di disagio psicologico oltre ad adulti con disabilità fisiche e psichiche.

Quest’attenzione a livello legislativo conferisce alla Pet Therapy dignità scientifica e procedurale; inoltre la svincola dall’anonimato e dal “fai da te” che per molto tempo ha caratterizzato la natura delle attività svolte, creando cosi disinformazione e contribuendo spesso a sminuirne l’autentico valore.

Salvatore De Costanzo

Sitografia

http://www.cavalierking.it/terapia.htm  
http://www.lifegate.it/salute/articolo.php?id_articolo=894  
http://www.robertomarchesini.com/zoo_fr.htm  
http://www.ciaopet.com/risorseSottoSezioneH.asp?IDSottoSezione=273
http://www.disabili.com/content.asp?L=1&IdMen=56&SUBC=11995
http://www.parrocchie.it/recco/sanrocco/canedisanrocco.htm

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