DOVE IL CANCRO UCCIDE DI PIU’?

04/03/2012 at 17:31 Lascia un commento

Questa immagine può fornire qualche spunto di riflessione in merito alle possibili rappresentazioni culturali del Cancro. E’ vero che tale grafico è stato costruito tenendo conto di dati reali delle vittime di questa patologia, dirigendo l’attenzione verso fattori “ambientali” quali inquinamento, onde elettromagnetiche, alimentazione, fumo ecc. L’articolo da cui è tratta questa immagine, pubblicato dal sito National Geographic, recita infatti:

<<Le ultime statistiche del NCI mostrano che, negli USA, il tasso di mortalità per 14 delle 19 forme di cancro più letali è calato tra il 2003 e il 2007. Anche in Italia, secondo i dati raccolti dall’AIRTUM (Associazione italiana registri tumori) la mortalità complessiva per cancro è calata tra il 1998 e il 2005. Altre statistiche sono meno consolanti. I tumori per cui ancora non ci sono test affidabili per la diagnosi precoce o cure efficaci – come quelli al pancreas o all’utero – continuano ad avere tassi di mortalità stabili o addirittura crescenti. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni per il tumore al pancreas non supera il 6 per cento, in confronto al 90 per cento e più di alcune forme di tumore al seno e alla prostata. James Doroshow, vicedirettore del NCI,  sottolinea che l’esito di un particolare tipo di cancro può essere influenzato anche da altri fattori, come le modalità di crescita del tumore o la disponibilità per la ricerca di tessuti malati. Dai dati americani risulta che circa un terzo delle morti per cancro è ancora legato al fumo, anche se, negli Stati Uniti come in Italia, il numero dei fumatori è in diminuzione (anche chi non fuma può riportare danni da fumo passivo).
In entrambi i paesi la mortalità da cancro al polmone è in calo: tra gli uomini la tendenza è evidente già da anni, mentre per la prima volta negli USA si è registrata una diminuzione delle morti anche tra le donne. Con 1,4 milioni di morti registrati ogni anno nel mondo, quella al polmone resta comunque la forma di cancro più letale. […] Nei prossimi anni, avverte David Forman dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), la crescita e l’invecchiamento della popolazione porteranno un aumento dei casi, influenzato anche da fattori legati al maggior benessere, come i cambiamenti delle abitudini alimentari e lo scarso esercizio fisico>>.

Dunque, l’attenzione oggi è rivolta alle cause “esterne”, indirettamente legate all’individuo. Ciò ha portato all’emergenza di vissuti quali paura ed impotenza nei confronti del tumore, rimpiazzando emozioni di vergogna e senso di colpa che in precedenza erano maggiormente centrali: la spiegazione che molti pazienti davano a sè stessi era, ma è ancora in molti casi, che il cancro ti “aveva scelto” per qualche ragione connessa ai propri comportamenti di vita.

Ma è possibile che il cancro, così come altre malattie, abbia una connotazione specificamente culturale? Famoso è uno studio di Margaret Mead (1925), antropologa, che notò come le adolescenti samoane non manifestassero quelle difficoltà legate al periodo adolescenziale tipiche delle coetanee americane, come ad esempio l’anoressia. L’ipotesi fu che una diversa concezione culturale dello stesso periodo di vita potesse portare a uno sviluppo psicologico differente.

Allargando il discorso, ponendo come assunto di base il fatto che nessun individuo può dirsi, a livello biologico, immune da determinate patologie, cosa è che fa sì che in alcune culture un certo stile di comportamento sia considerato normale ed in altre stressato come patologia? E’ possibile che anche il cancro, “male del secolo”, assuma degli aspetti differenti a seconda delle rappresentazioni culturali di esso, capaci di influenzarne la comparsa di nuovi casi e il decorso stesso della malattia?

Rispondere a queste domande è davvero difficile, e richiederebbe un lavoro che esula da questo articolo. Ho ritenuto, però, importante condividere queste riflessioni con la speranza che esse possano costituire una base sulla quale poter avviare, magari, un interessante scambio di opinioni.

Stefano D’Alessio

SITOGRAFIA

http://www.nationalgeographic.it/dal-giornale/2011/10/11/news/quanto_uccide_il_cancro_-533902/

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SONO SENZA PAROLE TEORIA DELLA MENTE E AUTISMO

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