TECNOLOGIA E SALUTE: L’ESOSCHELETRO

10/03/2012 at 18:30 Lascia un commento

Oggi vorrei dare spazio ad una riflessione che scaturisce da una discussione avuta con un collega universitario. Il legame tra salute e tecnologia sta divenendo sempre più saldo e inscindibile, soprattutto in un campo quale quello rappresentato da pazienti paraplegici o tetraplegici.

Quando si parla di esoscheletro, la prima cosa che viene in mente sono quelle grandi apparecchiature robotiche, che spesso si vedono in film di fantascienza, le quali permettono ad un essere umano di potenziare le proprie capacità motorie. In realtà, come dimostrato da recenti studi, soprattutto americani e giapponesi, la tecnologia dell’esoscheletro è applicabile anche a pazienti che hanno notevoli difficoltà motorie e che sono costretti, ad esempio, su una sedia a rotelle. Come funziona? Senza scendere troppo in dettagli tecnici, alcuni di questi apparati possono essere comandati dagli arti superiori; altri di essi sono più sofisticati e possono essere addiritura “collegati” a livello neurologico, riparando così quel collegamento spezzato tra cervello e arti, con metallo, plastica e sensori, consentendo al paziente il pieno recupero delle proprie funzionalità. Certo, siamo ancora in una fase molto sperimentale, ma è facile pensare a come il progresso tecnologico spesso bruci le tappe.

E bruciare le tappe spesso significa tralasciare quegli aspetti psicologici implicati. Che significa per una persona, immobile da una vita, tornare a camminare? E’ una domanda certamente da tenere in considerazione, cui in questa sede non è possibile azzardare una risposta.

Ed, inoltre, in un futuro lontanissimo, dati per scontati gli indubbi vantaggi nel possedere arti meccanici più efficienti e più robusti, cosa impedirà a persone che non ne hanno bisogno a ricorrere alla stessa tecnologia? (come accade al giorno d’oggi, seppur il paragone può risultare azzardato: ad esempio, chi aveva bisogna una volta della memoria del cellulare per ricordarsi i numeri da comporre??).  E’ possibile immaginare un futuro di esseri umani con arti naturali atrofizzati, che basano il proprio funzionamento su “arti artificiali”? 

E’ importante, secondo la mia opinione, che gli esperti non sottovalutino gli aspetti psicologici della questione: la tecnologia corre e, se non si instaura una riflessione su un argomento così delicato, da subito, sarà difficile recuperare il tempo perduto in seguito, con il risultato di avere a disposizione una tecnologia utile, ma senza aver costruito “il senso” di essa.

Stefano D’Alessio

Allego un link che porta ad un video, in inglese, che illustra la questione, ancora agli inizi, con immagini e parole di pazienti:

http://www.youtube.com/watch?v=WcM0ruq28dc&feature=player_embedded

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TEORIA DELLA MENTE? LA MELANCONIA, MALATTIA DELL’ANIMA

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