ERGOTERAPIA: LA DIFFUSIONE IN ITALIA

19/04/2012 at 15:42 Lascia un commento

L’art.1 della Costituzione del nostro paese recita: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.» Il lavoro è considerato un diritto di ogni cittadino per tale ragione, negli ultimi quarant’anni, si è lottato per ottenere l’inserimento delle persone portatrici di disabilità psichica e fisica nel mondo del lavoro.

In questa direzione in Italia, si è ottenuto un cambiamento fondamentale, nel settore della Salute Mentale, grazie dall’approvazione della legge 180 del 13 maggio 1978, detta legge Basaglia, portatrice della riforma della psichiatria classica e della chiusura delle strutture di contenzione e di custodialismo. In seguito all’avvenimento, definito da moltI, della liberazione dei matti dai manicomi, è sorta l’esigenza dell’inserimento sociale di queste persone, fino a quel momento, tagliate fuori dal mondo.

Lo psichiatra italiano Franco Basaglia (1924-1980), nel suo libro Che cos’è la psichiatria?, scrive: « [..] non vi è alcun dubbio che il lavoro, anche sotto forma “d’ergoterapia”, sia vissuto dal paziente come un importante punto di riferimento della sua vita quotidiana ospedaliera; un punto di riferimento che nel quale egli spesso finisce per investire un valore e un significato che trascendono quelli propriamente terapeutici.». Franco Basaglia, nel 1967 fu direttore dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Gorizia, fu qui che ebbe inizio la sua attività anti istituzionale che mirava a restituire la dignità alle persone sofferenti anche attraverso il riconoscimento di un ruolo occupazionale. Basaglia sosteneva che: « Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale […]; viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell’individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell’internamento. L’assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l’essere costantemente in balia degli altri senza la minima spinta personale, l’aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che – proprio in quanto tali – non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell’asilo. » (Basaglia F., 1964)

 Basaglia istituì, negli ospedali psichiatrici, laboratori di pittura e di teatro per gli ex-pazienti psichiatrizzati. L’innovazione Basagliana, pian piano si è estesa sull’intero territorio italiano, presto ha condotto alla chiusura dei manicomi e alla costituzione di numerose cooperative sociali. Le cooperative, sono delle organizzazioni sociali nate, negli anni ’80, per consentire agli ex degenti manicomiali di svolgere attività lavorative anche con un minimo di retribuzione. Sono gestite non solo da professionisti della salute mentale ma anche da persone sofferenti. Un ottimo esempio di queste trasformazioni è mostrato nel film Si può fare di Giulio Manfredonia (2008). Nel film è narrata la storia della nascita di una cooperativa sociale, il Noncello, in provincia di Pordenone, sorta nel1980 in seguito alla legge Basaglia.

Negli anni ’80, in Italia, è dato un nuovo statuto all’impiego occupazionale dei pazienti della salute mentale, ed è messo in rilievo il valore riabilitativo e terapeutico che ha il lavoro nel recupero della soggettività, delle emozioni, delle relazioni, e dell’importanza della vita, per ogni persona. Per tale motivo sono numerosi, sul territorio nazionale, i centri di salute menatale che utilizzano la terapia occupazionale come strumento riabilitativo m anche relazionale. Queste riflessioni hanno condotto, nell’ultimo ventennio, ad un’apertura maggiore della terapia occupazionale al pensiero psicoanalitico, verso nuove possibilità che si dischiudono all’ergoterapia, grazie alla valutazione dell’importanza che ha il fare per il cliente, e alla comprensione cha ha per lui il fare qualcosa e il fare per raggiungere uno scopo, del fare per realizzare un desiderio.

Il settore della salute mentale è vessato da tagli economici, ma ancora ci sono delle unità operative di salute mentale e delle cooperative sociali, che continuano a svolgere la loro funzione d’aiuto, attraverso la proposta d’attività occupazionali.

Un esempio di quel che dico è stato da me vissuto e osservato nel centro diurno riabilitativo Lavori in Corso dell Asl Na.1 d.s 39, situato nel cuore del quartiere Sanità di Napoli. L’equipe, del centro diurno, condivide le idee Basagliane secondo cui, la clinica deve divenire un laboratorio per nuove forme di relazioni sociali, inoltre si propone di mantenere al centro il concetto di valore della persona, e fonda la sua operatività sul concetto Bioniano di Apprendere dall’esperienza, ma anche sull’esperienza dell’apprendere (A.A.V.V. 2008). Ogni operatore si relaziona ai clienti con piena disponibilità per fare/pensare attraverso le attività proposte: la squadra di pallavolo, corsi di nuoto, di danza e di teatro; ma sono presenti anche molti spazi di riflessione e di comprensione. Il fare e il fare in gruppo, sollecitano lo scambio relazionale, il racconto di sé, dei propri timori e dei propri desideri. Ho fatto parte per più di un anno dell’equipe di Lavori in corso ed ho partecipato attivamente alla loro metodologia occupazionale. Ho assistito e partecipato, al lavoro di operatori e pazienti, che cooperavano nella costruzione di una Deriva, ed ho vissuto attraverso i pazienti la trasformazione, di ogni pezzo di legno maneggiato o di odore di colla e vernice esperiti, in emozioni, pensieri e sogni.

Enrica Esposito

 

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